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Europa in Movimento

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Indice CSI/ITUC dei diritti nel mondo 2020 (I...

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Con l'edizione 2020, siamo alla settima edizione dell' Indice CSI-ITUC dei diritti nel mondo della Confederazione europea dei sindacati, che classifica 144 paesi, in funzione del loro livello di rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Ogni paese è analizzato alla luce di 97 indicatori che scaturiscono da Convenzioni OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) e giurisprudenza. Nel 2019 vengono rilevate sia leggi progressiste in alcuni paesi, sia legislazioni regressive in altri. Ma – viene sottolineato - “le violazioni dei diritti non sono mai state così tante, quante nel corso degli ultimi sette anni”.

Sono trascorsi 40 anni. Il 21 maggio 1980 il parlamento europeo si trovava a dibattere del bilancio e della politica agricola. Il vento sembrava utile, anche se non dirompente, per usare questo momento come vela per "svegliare" la camera dei rappresentanti dei cittadini europei (eletta soltanto dall'anno pirma a suffragio universale e diretto).
Altiero Spinelli tenne un discorso importante. Nei suoi 10 minuti a disposizione, espresse tutto il suo disappunto accusando il Consiglio di essere il responsabile della paralisi dell’allora Comunità.
Spinelli ricorda nel suo Diario che “la Comunità deve mend or end, e che i progetti di riforma possono nascere dai governi stessi o dal parlamento. Nel primo caso si andrà verso l’Europa alla carta, nel secondo verso l’Europa dotata di istituzioni sovranazionali più forti”.
Un discorso fatto quasi nel vuoto del parlamento ma che verrà allegato alla lettera che lo stesso Spinelli chiuderà il 25 giugno, data da cui inizia l’azione istituzionale del Club del Coccodrillo (formalmente fondato il 9 luglio).

Il Fondo Next Generation EU erede del Recovery fund tanto sospirato dal duo Marcon e Merkel da ultimo con la loro proposta di misura importante e impattante con interventi a fondo perduto e con uno stanziamento di 500 miliardi, tanto atteso anche nella sua funzione di ammortizzatore economico e finanziario dai 9 paesi che alla vigilia dell’ultimo consiglio europeo auspicavano un salto di qualità nella condivisione del debito, così sostenuto dalla stessa Commissione europea che si fa ora protagonista in assenza di una soluzione reale dei governi nazionali, è ora una realtà!

Il Fondo sarà pari a 750 miliardi di euro. La distribuzione vedrà 500 miliardi di sovvenzioni e 250 miliardi di prestiti. Uno sbilanciamento rilevate dal punto di vista anche politico perché mette all’angolo le pretese dei Paesi come Olanda e Austria, ad esempio, contrarie al dimensionamento non solo ma in particolare allo strumento come svincolato da ritorni con interessi.

Non una semplice sommatoria di valori e interventi, ma un nuovo strumento innovativo che verrà associato al bilancio nel quadro pluriennale 2021-2027 che sarà valutato e poi, si spera approvato.

All’Italia potrebbero andare 82 miliardi in sovvenzioni e 91 miliardi in prestiti.

Lo stanziamento complessivo proposto sarà di 2.400 miliardi di euro. Il Fondo si aggiungerà ai 1.100 miliardi di bilancio pluriennale “riveduto”, per un totale di 1.850 miliardi di euro.

La Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen guarda alla ripresa e si spera finalmente ad un effetto leva sulla crescita dell’Unione europea con uno strumento a scadenze diversificate tra il 2028 e il 2058.

Dopo aver ascoltato ai principali TG nazionali le dichiarazioni della Presidente del Senato in occasione della Giornata dell’Europa il 9 maggio scorso, che ho reputato francamente vergognose, e dopo aver constatato che la direzione del Movimento Federalista Europeo in Italia non ha creduto opportuno reagire, mi sono sentito in dovere di scrivere una lettera aperta personale alla Presidente del Senato.
La mia voleva essere una testimonianza per dire alla seconda carica dello Stato: “Lei non parla in mio nome”

Non mi aspettavo certo una risposta, che difatti non è giunta. Ho inviato copia della lettera anche alla Ambasciata di Germania in Italia, perché reputavo la dichiarazione della Casellati una vera e propria provocazione nei riguardi del governo tedesco, dalla quale, come cittadino, volevo dissociarmi. L’Ambasciata ha avuto la cortesia di rispondermi e con molta diplomazia non ha reagito alla provocazione, anche se risulta (Repubblica 12 maggio) che la diplomazia tedesca si è mossa riservatamente e ha concordato con il governo italiano di evitare qualunque commento pubblico.

Dopo l’accordo su caratteristiche e termini della “ristrutturazione” dell’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità (MES) avvenuto nella riunione dell'Eurogruppo dell'8 maggio scorso, il 15 maggio, il consiglio dei governatori del MES (i 19 ministri delle finanze della zona euro) ha approvato l'avvio ufficiale del sostegno alla crisi pandemica con una linea di credito precauzionale già esistente (denominata Enhanced Conditions Credit Line, ECCL) per tutti i 19 Stati aderenti al MES.

“Nei prossimi due anni e mezzo, il MES avrà a disposizione 240 miliardi di euro per aiutare i suoi membri a combattere la crisi pandemica”, ha affermato Mário Centeno, presidente dell’Eurogruppo. 240 miliardi è l’ammontare complessivo disponibile calcolato sul 2% del suo Prodotto interno lordo (PIL) alla fine del 2019 qualora tutti i Paesi attingessero dalla linea di credito.

L’innovatività dello strumento, rispetto al ben noto impatto avuto e a titolo d’esempio valga quanto avvenuto con la Grecia, sta nelle condizioni di prestito favorevoli e nella mancanza di vincoli macroeconomici; mezzo che si è reso subito operativo a seguito della pandemia di Covid-19 e della crisi economica conseguente che non ha precedenti. “I governi nazionali hanno aumentato le spese per far fronte alle loro urgenti esigenze di assistenza sanitaria. Di conseguenza, quest'anno tutti i membri del MES presenteranno disavanzi fiscali molto elevati” ha dichiarato il direttore generale dell'ESM Klaus Regling.

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