Discutere di periferie del mondo: paure e speranze nell’epoca di grandi squilibri
Il 21 gennaio a Milano ho avuto il piacere di rappresentare il Movimento Federalista Europeo ad un incontro organizzato dal circolo PD Aniasi dal titolo “periferie del mediterraneo da Bangui a Bruxelles. Globalizzazione, Europa e Migrazione”. Hanno partecipato Antonio Villafranca dell’ISPI, Giovanni Bianchi, già presidente delle Acli, Giorgio del Zanna della Comunità di Sant’Egidio, l’imam Abd al Sabur Turrini e le parlamentari del PD Patrizia Toia e Lia Quartapelle.
E’ chiaramente emersa la convinzione che in una globalizzazione che è irreversibile ma non si autogoverna, un’Unione Europea capace di essere attore politico potrebbe dare risposte significative agli squilibri crescenti.
UK: rimanere in Europa per cambiarla
Parlando di Regno Unito e di Brexit è facile cadere in quel paradigma “nazionalista” (amorosamente coltivato dalle stesse élites britanniche nei confronti dell’Europa) che ci fa vedere nei governi nazionali l’incarnazione univoca della volontà popolare, senza contrasti o contraddizioni. È facile vedere solo l’euroscetticismo neoliberista della destra britannica, più sguaiato nella versione di Nigel Farage, più pensoso nella versione del premier David Cameron (con cui il nostro Presidente del Consiglio riesce a trovare più di qualche intesa), o le ambiguità dell’europeismo in versione Blair, o il nazionalismo insulare di tanta sinistra britannica. Tuttavia qualcosa di nuovo che sfugge ai radar mainstream c’è anche lì. Un “altereuropeismo” certamente minoritario, ma che esprime una voce diversa in un dibattito sempre asfitticamente incentrato su “dove stanno gli interessi britannici”.
Europa bloccata
di Mario Leone *
Il 2015 è stato un anno di “eventi” politici e sociali di estrema importanza per la nostra Europa.
La crisi economico-finanziaria greca e la vittoria del partito di estrema sinistra Syriza hanno prodotto lo “sbandamento” dell’intero assetto istituzionale dell’UE, ponendosi il partito di Tsipras, al tavolo delle trattative con l’UE quasi come “vittima” sacrificale per evitare la c.d. “Grexit”, che avrebbe aperto scenari a dir poco catastrofici.
Un Trattato per l'Eurozona: finalmente un progetto concreto!
Andrew Duff, ex-parlamentare europeo nonché ex-portavoce del gruppo liberale e ex-Presidente dell'UEF, ha pubblicato un progetto di Trattato per i paesi dell'Eurozona, sotto forma di Protocollo da allegare al trattato di Lisbona, che modificherebbe in modo significativo l'attuale assetto istituzionale dell'UE nonché la governance economica della zona Euro.
Nel suo progetto, denominato "Protocollo di Francoforte" (vedere il link in fondo), Duff propone di estendere largamente le competenze della Commissione europea che disporrebbe di un Ministro europeo delle Finanze responsabile di fronte al Parlamento europeo, acquisterebbe la capacità di contrarre ed emettere prestiti e potrebbe creare un Fondo monetario europeo che salvaguardi la stabilità della moneta unica. L'Eurogruppo verrebbe istituzionalizzato con competenze legislative e di bilancio per la zona Euro. I Ministri dei paesi non-Euro potrebbero partecipare ai suoi lavori senza diritto di voto.
Bandiera europea vessillo di libertà, popolo forza dell’Europa
Gli esiti delle elezioni parlamentari in Polonia del 25 ottobre scorso avevano reso immediatamente chiaro che il contagio ungherese, causato soprattutto dall’inerzia europea a quanto accaduto a Budapest, era iniziato. Le previsioni per il futuro del Paese dell’Aquila Bianca erano chiare fin da subito, ed assolutamente funeste. Probabilmente, però, quasi nessuno si poteva aspettare che un Paese potesse precipitare nel baratro con la rapidità che stiamo vedendo.















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